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Mentre il conflitto in Ucraina vede la difesa russa sgretolarsi in più settori, da noi proseguono gli ululati dei sostenitori di una pace a tutti i costi. L’italiano medio è un emerito imbecille e perde il controllo delle proprie emozioni quando venga pronunciata la parola pace.

Ottenere la pace in un’Ucraina ancora occupata per il 15% dai russi può solo avvenire in due modi: vittoria sul campo delle truppe di Kyiv (con espulsione dei russi dal territorio ucraino) o un accordo che preveda la cessione alla Russia di parti del Paese invaso. Al momento, Kyiv non ha il minimo interesse a trattare visto che sta progressivamente eliminando gli invasori. Non ha nemmeno interesse a un cessate il fuoco temporaneo perché non farebbe altro che avvantaggiare il nemico.

Putin, invece, cerca di seminare incertezza nel campo avversario perché ottenere una pausa sul campo gli consentirebbe di riorganizzarsi e riprendere l’iniziativa.

Ma all’italiano medio non importano le conseguenze di un armistizio. Gli basta riempirsi la bocca della parola pace. A dire la verità, l’imbecille nostrano ti può elencare i vincitori delle ultime dieci edizioni del festival di Sanremo ma non ha idea di dove sia Kherson, chi sia Lukashenko, o quale sia l’attuale status della Crimea.

Sa solo che i combattenti ucraini del Battaglione Azov sono dei fascisti perché glielo ha detto la propaganda del nanetto nazista Putin.

A lui/lei basta appendere al balcone la bandiera arcobaleno con la scritta PACE, che gli è servita pure durante le fasi più drammatiche della pandemia, tanto al massimo non serve a niente.

Entra in scena Pietro Fassino (che nonostante le apparenze è ancora vivo) il quale declina all’Adnkronos il seguente obiettivo: «ottenere almeno un cessate il fuoco, patrocinato dall’Onu, consentirebbe nell’immediato di far tacere le armi e evitare ulteriori tragedie e sofferenze.»

Fassino è il presidente della Commissione Esteri della Camera e uno dei maggiori esponenti del PD. Ma se analizziamo le sue affermazioni, la Signora Lina (che fa la bidella alla scuola elementare all’angolo) avrebbe potuto esternarle con altrettanta competenza e lungimiranza.

Cui prodest? A chi serve oggi un cessate il fuoco?

Putin ha lanciato una caotica campagna di mobilizzazione “parziale” che si è arenata grazie alla proverbiale incompetenza e corruzione dell’apparato militare russo. Decine di migliaia di uomini sono stati rastrellati in tutta la Federazione Russa e scaraventati in direzione del fronte. Questi disgraziati non hanno ricevuto neppure un minimo addestramento, non hanno scarpe adatte, non hanno vettovaglie e vivono all’addiaccio o in sistemazioni di fortuna in attesa di essere mandati al macello.

Risultavano al computer dell’esercito russo 1,5 milioni di uniformi invernali, ma sono sparite. Come da lunga tradizione, il pagamento è stato fatto ma le uniformi non ci sono. Quali generali si sono spartiti il bottino (bonificando a Putin la sua giusta commissione) e hanno fatto sparire le prove?

Uno dei mezzibusti invitati a parlare in uno dei “talk show” della TV di stato russa, sosteneva giorni fa che l’esercito di Mosca avrebbe bisogno di un paio di mesi per potersi riorganizzare e riprendere a combattere in maniera più efficace. Ma come fare? Le truppe di Zelensky incalzano l’invasore e lo spingono a una rotta incontrollata nella regione di Kherson e nel Luhansk. Più accelera la controffensiva ucraina e più la resistenza russa si sgretola. Kyiv non cerca una tregua, vuole liberare il suo Paese.

Ed ecco che in più nazioni europee (e non) spuntano i Fassino a perorare la causa del cessate il fuoco, nascondendosi dietro al dito di “evitare ulteriori tragedie.”

Imbecilli o complici?